Cosa ha detto Milan-Inter

Il 2-2 del derby è un risultato che porta più a riflessioni  soggettive che a valutazioni nette. Il Milan fino a un minuto del termine, era secondo, solo dietro alla Juve, l’Inter invece stava per uscire definitivamente dalla lotta al terzo posto, con un -11 schiacciante dai rossoneri.  Il pareggio ha rimesso il destino delle due squadre in un percorso  più realistico e aderente al momento che stanno vivendo. Per realtà s’intende un Milan con una struttura più nitida e semplice da interpretare, un progetto più facile da far funzionare, grazie alla presenza di un organico meno numeroso e, finalmente, umile. Non a caso chi si è permesso di andare contro questa direzione (Bacca) è stato temporaneamente messo da parte. Si dice che il Milan giochi male, che abbia fortuna e altre semplificazioni che tendono più alla diminutio.
Nella storia del calcio è accaduto più di una volta che una squadra importante praticasse un gioco speculativo, fatto di difesa e contropiede e venisse scambiata per una squadra mediocre che non sapeva fare altro. Un luogo comune.
Il Milan di oggi va anche giudicato  come il risultato della crescita di diversi giovani, il lavoro di Montella e la coesione di un gruppo, perlopiù italiano, che porta la solidità da fuori a dentro il campo. Non c’è bisogno di rammentare al tecnico le lacune che lui per primo ha portato all’attenzione. Con tutti i suoi difetti, il Milan è una squadra a cui va aggiunto un attaccante di riferimento più adatto al gioco di Montella, un centrocampista di maggior spessore e un difensore di livello da affiancare a Romagnoli. Il resto della squadra c’è. Il vero problema sarà quando questo Milan cambierà pelle. Se vorrà vincere qualcosa, dal prossimo anno sarà costretto a formulare gioco e rischiare di più.
L’Inter ha invece un progetto maledettamente complicato, con un numero di giocatori eccessivo e caratteristiche non sufficienti a dominare il gioco, ottenendo il risultato, come da intenzione deboeriana. La prima buona notizia si mischia con quella cattiva. L’Inter ha trovato (ma lo aveva sempre avuto) il difensore centrale da affiancare a Miranda: Medel. Con lui in campo nel ruolo con cui si trova a suo agio con la nazionale cilena, l’Inter non concedeva niente ed era equilibrata. Poi la distorsione al ginocchio che si attende di comprendere se e quanto sarà grave. Pioli ha confermato che non di esperimento si tratta ma di accorgimento probabilmente definitivo. Ottima notizia.
A lui si uniscono le valutazioni su giocatori che, per svariati motivi, non decollano mai definitivamente, come Kondogbia che, sempre con Medel in campo, riesce ad essere un giocatore consistente. Uscito il cileno, Kondo inzia ad involvere e perde misura, equilibri e distanze, senza contare che, oltre a perdere due palloni sanguinosi, non riesce a darla via di prima praticamente mai.
L’Inter il derby lo ha giocato col piglio autoritario ma non le usciva la voce. Sempre a ridosso dell’area avversaria ma mai col tiro dalla distanza innescato (Candreva a parte), fraseggi inutili e cross mal calibrati. Un dominio territoriale che, come con De Boer risulta improduttivo. Icardi tra primo e secondo tempo ha ciccato due palloni clamorosi che avrebbero cambiato il senso della partita ma è vero: l’argentino non gioca con la squadra. Pioli oggi ha tanto da lavorare sulle distanze tra i reparti, la concentrazione e una rosa da sfoltire a gennaio. L’Europa League, salvo clamorosi ribaltoni, è prossima al termine, ci sono giocatori che non accettano la panchina e danno un contributo minimo.
Sarà questa una delle prime vere mosse decisive dell’Inter tra un mese.

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